Il complesso monumentale
Il Corridoio Vasariano
Il Corridore del Granduca
La costruzione del comodissimo e bellissimo Corridore che unisce il palazzo di Piazza (della Signoria) con quello dè Pitti, voluto dal duca Cosimo per le nozze del figlio Francesco con l’arciduchessa Giovanna d’Austria, ebbe inizio il 12 marzo 1565 con l’atto di affidamento stipulato, in nome del Duca, da Tommaso de' Medici con l’egregio maestro Bernardo d’Antonio di monna Mattea, muratore. Con l’atto Bernardo si impegna a condurlo a perfectione et facto et edificato per tutto il mese di settembre proximo futuro MDLXV, [..] secondo l’ordine, disegno, modo et modello quale di mano in mano li sarà dato e commesso dal mag. et eccellente M. Giorgio Vasaro, pictore et architecto della sua prefata Sua Eccellenza Illustrissima. L’impegno fu rispettato e il Vasari lo ricorda in una lettera all’amico Borghini del 22 settembre 1565: Per il Corridore si passa, e il Duca v’è stato, che gli soddisfa. Dall’utilizzo strettamente privato che ne fece Cosimo e il figlio Francesco, per godere, come dicono le cronache dell’epoca, con più facilità le delizie hor di questo et hor di quel luogo (palazzo Vecchio e la dimora di Pitti), il Corridore assunse progressivamente anche una funzione cerimoniale in linea con le mutate etichette di corte e venne ostentato per la meraviglia di ambasciatori, cardinali e famiglie reali. Rimase costante invece il suo utilizzo per la pratica della messa in santa Felicita a cui i sovrani potevano assistere direttamente da un apposito coretto. Sotto gli archi e le volte che sostenevano il Corridoio lungo l’Arno, si insediarono già dal 1571 numerose botteghe artigiane e soltanto nei primi decenni dell’800 si provvide a rimetterli nel primitivo stato. L’ultima guerra provocò gravissimi danni al Corridoio e la perdita di un lungo tratto in prossimità della torre dei Mannelli. Con la ricostruzione successiva e con i complessi restauri che si sono succeduti fino agli anni ‘90, il Corridoio conserva oggi tutta la suggestione di un viaggio nell’arte e nella storia.
Visita il sito ufficiale del Corridoio Vasariano
La costruzione del comodissimo e bellissimo Corridore che unisce il palazzo di Piazza (della Signoria) con quello dè Pitti, voluto dal duca Cosimo per le nozze del figlio Francesco con l’arciduchessa Giovanna d’Austria, ebbe inizio il 12 marzo 1565 con l’atto di affidamento stipulato, in nome del Duca, da Tommaso de' Medici con l’egregio maestro Bernardo d’Antonio di monna Mattea, muratore. Con l’atto Bernardo si impegna a condurlo a perfectione et facto et edificato per tutto il mese di settembre proximo futuro MDLXV, [..] secondo l’ordine, disegno, modo et modello quale di mano in mano li sarà dato e commesso dal mag. et eccellente M. Giorgio Vasaro, pictore et architecto della sua prefata Sua Eccellenza Illustrissima. L’impegno fu rispettato e il Vasari lo ricorda in una lettera all’amico Borghini del 22 settembre 1565: Per il Corridore si passa, e il Duca v’è stato, che gli soddisfa. Dall’utilizzo strettamente privato che ne fece Cosimo e il figlio Francesco, per godere, come dicono le cronache dell’epoca, con più facilità le delizie hor di questo et hor di quel luogo (palazzo Vecchio e la dimora di Pitti), il Corridore assunse progressivamente anche una funzione cerimoniale in linea con le mutate etichette di corte e venne ostentato per la meraviglia di ambasciatori, cardinali e famiglie reali. Rimase costante invece il suo utilizzo per la pratica della messa in santa Felicita a cui i sovrani potevano assistere direttamente da un apposito coretto. Sotto gli archi e le volte che sostenevano il Corridoio lungo l’Arno, si insediarono già dal 1571 numerose botteghe artigiane e soltanto nei primi decenni dell’800 si provvide a rimetterli nel primitivo stato. L’ultima guerra provocò gravissimi danni al Corridoio e la perdita di un lungo tratto in prossimità della torre dei Mannelli. Con la ricostruzione successiva e con i complessi restauri che si sono succeduti fino agli anni ‘90, il Corridoio conserva oggi tutta la suggestione di un viaggio nell’arte e nella storia.
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