Lavori on-line
Piazzale degli Uffizi
Uffizi 2007/2008 - Piazzale degli Uffizi
Nota preliminare al 30-08-08
Paolo Lelli
L’area indagata
Lungo il lato occidentale del piazzale degli Uffizi, nella fascia compresa tra l’ingresso al cortile dei Portalettere e l’incrocio con via Lambertesca, sono stati eseguiti, a partire dal mese di ottobre del 2007, alcuni saggi stratigrafici finalizzati al completamento e al riordino dei sottoservizi esistenti.
Nell’ambito delle indagini svolte, peraltro ancora in corso, sono emerse le testimonianze relative a diverse ed importanti trasformazioni dell’area, cronologicamente riferibili ad un arco temporale compreso tra XIII e XVI secolo. La datazione delle singole fasi in cui si articolano le trasformazioni, delineate a grandi linee qui di seguito, sarà definita nei dettagli quando, a scavi ultimati, saranno completati l’inventariazione e lo studio dei materiali archeologici rinvenuti.
L’area in questione è posta immediatamente a sud del circuito murario romano di Florentia, tra l’Arno e la città, i cui antichi resti furono portati in luce durante gli scavi eseguiti tra gli anni ’70 e ’90 nell’adiacente piazza della Signoria.
I risultati delle indagini condotte tra il 2002 e il 2004, in corrispondenza della rampa Malchiodi e in alcuni scantinati dell’ala di Levante degli Uffizi, hanno confermato come questa zona sia caratterizzata da un notevole dislivello rispetto alle quote della città romana. Inoltre, sulla base dei dati emersi in alcuni saggi condotti a maggiore profondità nel corso di varie campagne, fino ai livelli sterili, si è potuto osservare come l’area occupata dal complesso vasariano non sia stata oggetto di interventi architettonici e urbanistici in epoca romana, forse per la vicinanza al bacino del porto fluviale, ma piuttosto di una frequentazione sporadica, caratterizzata da un utilizzo come discarica di materiale edile e come area cimiteriale, probabilmente in epoca
tardo-antica/altomedievale.
L’unica struttura romana presente nelle adiacenze è la muratura rinvenuta dal Bemporad nel 1964 sotto ai resti della primitiva chiesa di San Pier Scheraggio, riferibile, sulla base dei lacerti di affresco recuperati e staccati dal muro, ad una domus extra moenia del I secolo d.C. Il piano pavimentale pertinente alla struttura in questione doveva essere collocato ad una quota approssimata di m. 43,70 s.l.m., a circa tre metri di dislivello dai lastricati stradali rinvenuti in piazza della Signoria, posti a quota di m. 46,80-47,00 s.l.m. Analogamente a circa tre metri erano posti i piani pavimentali degli edifici romani di I secolo a. C. rinvenuti dal Maetzke più ad ovest, lungo via Por Santa Maria, nell’ambito delle indagini archeologiche condotte per la ricostruzione post-bellica: ma già in epoca imperiale, nel II secolo d. C., i pavimenti erano stati sopraelevati ad una quota di circa 44,30 – 45,00 metri s. l. m. a seguito di un esteso intervento di ricostruzione sopra una colmata di terreno di circa un metro e mezzo di spessore.
Intorno al XIII secolo il dislivello si mantiene pressoché costante tra i piani della città medievale, accresciutasi nel corso di secoli sopra gli edifici romani, e la zona depressa posta ad est, come risulta dagli scavi condotti sul retro dell’ala di Levante degli Uffizi e sotto l’edifico della Magliabechiana, dove i piani stradali dei vicoli emersi tra gli edifici riferibili alla fine del XIII secolo, sono posti intorno a m. 44,70-46,30 s.l.m., mentre il piano in cotto relativo alla pavimentazione di fine Duecento della piazza dei Priori, rinvenuto durante gli scavi di piazza della Signoria, era collocato a circa m. 49,20 s.l.m., mantenendo quindi i tre metri di dislivello.
La differenza di quota sembra invece assottigliarsi sensibilmente lungo l’asse nord-sud: dai tre metri di dislivello in epoca romana si passa a circa due metri alla fine del XIII secolo, come risulta dal confronto tra le quote della già citata pavimentazione in cotto della piazza con quella pari a m. 47,15 s.l.m. del selciato di un probabile vicolo individuato poco a nord della via Lambertesca (dobbiamo tuttavia considerare che ci mancano più precisi riferimenti delle quote romane in questo punto).
L’area è caratterizzata, quindi, da una forte crescita altimetrica che, procedendo a scatti, terminerà soltanto nella seconda metà del XVI secolo, raggiungendo gli attuali m. 49,50 s.l.m. della pavimentazione del piazzale.
Le stratigrafie finora scavate attestano questa crescita non continua ma funzionale alle principali trasformazioni urbanistiche dell’area storicamente attestate alla fine del XIV e durante il XVI secolo.
XIII – XIV secolo
Il contesto storico in cui si sviluppano l’urbanizzazione e le successive trasformazioni urbanistiche di quest’area è quello che va dall’ascesa della borghesia mercantile al potere (con i governi del Primo e del Secondo Popolo) fino all’affermazione del governo autoritario di Cosimo I. La città nel XIII secolo si espande rapidamente riempiendo gli spazi circostanti l’impianto urbico romano rimasto verosimilmente pressochè invariato, in quanto ad estensione, fino al primo ampliamento del circuito murario nella seconda metà del XII secolo. Il nuovo spazio urbano si rivelò ben presto insufficiente e inadeguato alla crescita economica e demografica della città, tanto da rendere necessario, dopo appena cento anni, un ulteriore ampliamento.
L’area degli Uffizi, è dapprima interessata dall’edificazione della fortificazione sul fiume nota come castello d’Altafronte, attestata a partire dall’XI secolo e sorta sopra un promontorio sull’Arno in corrispondenza dell’attuale edificio del Museo della Scienza. Alla fortificazione sembra pertinente anche la lunga e spessa struttura rinvenuta in più tratti in piazza del Grano e sotto il corpo di fabbrica della biblioteca Magliabechiana. Tale struttura, che ripercorre il tracciato di un preesistente argine, delimitava una zona adibita ad uso ortivo, attraversata nel XIII secolo da alcuni stradelli lungo i quali iniziarono a sorgere i primi edifici, che nella fase di massima urbanizzazione vengono edificati rapidamente uno di fianco all’altro, con profonde fondazioni impostate sui livelli di ghiaia posti alcuni metri sotto al piano di campagna.
A questo periodo sembrano riferibili anche le strutture emerse sotto il lastricato del piazzale degli Uffizi a ridosso della Zecca. Si tratta di muri in fondazione con orientamento ovest-nord/ovest – est-sud/est. Le murature, sono costituite da filari sovrapposti di bozze di pietraforte poste in opera con malta e appaiono relative a fondazioni di edifici e, in alcuni casi, anche ai muri perimetrali di cantine con volta a botte. Sono analoghe, per tecnica costruttiva e materiali impiegati, a quelle rinvenute nelle altre aree indagate in corrispondenza del complesso degli Uffizi.
Gli edifici nel loro insieme costituivano il fronte orientale di uno o più isolati posti lungo il lato ovest di un asse viario, peraltro non individuato, che passando davanti al sagrato della chiesa di San Piero Scheraggio conduceva in direzione sud-ovest verso l’Arno. All’interno dei saggi eseguiti non è stato individuato il suddetto fronte stradale, verosimilmente situato in parte più ad est all’interno del piazzale in un’area non oggetto di indagini ed esterna al cantiere e in parte sotto alle successive strutture della scalinata della Zecca. Tuttavia il muro perimetrale orientale degli edifici in questione è certamente posto non oltre la conduttura idraulica con asse nord-nord/ovest - sud-sud/est emersa per un lungo tratto presso il margine sud-orientale dell’area indagata. La fognatura era verosimilmente collocata lungo l’asse della strada medievale preesistente, e costituisce ad oggi l’unico elemento archeologico che ci consente di affermare l’esistenza dell’asse viario tra la piazzetta antistante la chiesa di San Pier Scheraggio e l’Arno, prima della realizzazione nel 1546 della strada nuova (in realtà ampliamento della strada già esistente), per volere di Cosimo I.
La conduttura, alta circa 1,60 m. e quindi praticabile, è costituita da due spallette in muratura, da un fondo in laterizi e da una copertura a volta sempre in laterizi: presenta una livelletta con lieve pendenza da nord verso sud. Ad una prima analisi delle stratigrafie murarie appare chiaro come sia il frutto di almeno tre interventi edilizi, tutti di difficile datazione dato che la stessa è rimasta in uso per più secoli, sicuramente fin dopo l’impianto del piazzale degli Uffizi, al quale sembra riferibile l’ultima ristrutturazione. Appare plausibile ipotizzare che la fase più antica della conduttura sia da collocare in un periodo successivo all’urbanizzazione di XIII secolo, quando la strada era già stata tracciata ed edificata lungo i lati.
In due zone all’interno dell’area fino ad oggi indagata nel piazzale degli Uffizi sono state individuate le possibili tracce di vicoli trasversali alla citata strada medievale. Le ipotesi qui esposte prendono in considerazione anche lunghi tratti o porzioni di murature esistenti all’interno del complesso degli Uffizi, per cui dovranno essere verificate sulla base dei dati derivanti dalla lettura delle stratigrafie murarie degli elevati.
La prima zona è posta subito a monte della struttura in fondazione emersa in prossimità del portone d’ingresso al cortile dei Portalettere: la struttura è realizzata in bozze rettangolari poste in opera in corsi regolari. Ad essa si appoggiavano una serie di strati di riporto relativi alla fase di abbandono e demolizione. In corrispondenza della risega di fondazione, posta a metri 47,00 s.l.m. non erano presenti tracce di un selciato o di un piano di calpestio, mentre la stratigrafia tagliata dalla fossa di fondazione risultava costituita da livelli a matrice limo-argillosa con una percentuale di inclusioni assai inferiore rispetto ai livelli sovrastanti. La struttura, che ha orientamento nord/ovest – sud/est, è tuttavia collocata in asse con i muri perimetrali degli edifici del lato sud del cortile dei Portalettere, sul prolungamento dei quali, oltre il chiasso de’ Baroncelli è presente il lato meridionale di un vicolo cieco: potrebbe quindi trattarsi di una porzione del tratto orientale del fronte sud di un vicolo. Al fronte nord dello stesso vicolo potrebbero invece appartenere alcune delle fondazioni emerse nell’ambito di saggi (saggio A) effettuati all’interno del già citato cortile.
Nella seconda zona è stato rinvenuto un breve tratto di un vicolo posto tra gli edifici a circa diciotto metri dall’angolo della via Lambertesca, in corrispondenza di un arco di scarico in mattoni presente nella fondazione dell’edificio della Zecca. Tale arco (l’unico ad oggi individuato lungo tutto il tratto di fondazione portato in luce) scavalca una canalizzazione proveniente dall’interno della Zecca, a sua volta impostata sopra i resti di una preesistente canaletta, il cui fondo appare proprio costituito dal piano di calpestio del vicolo, posto ad una quota di m. 47,15 s.l.m. Anche in questo caso il prolungamento ideale verso ovest delle strutture che delimitano il presunto vicolo può essere collegato a murature esistenti all’interno del complesso degli Uffizi, in parte corrispondenti al lato nord del salone delle Poste Reali.
L’orientamento delle strutture emerse nel piazzale e dei presunti vicoli appare sostanzialmente diverso da quello delle fondazioni e delle cantine degli edifici rinvenuti nel corso delle indagini condotte tra il 1998 e il 2004 sotto l’ala di Levante e ai lati della retrostante rampa Malchiodi. Qui, infatti, le murature presentano gli assi paralleli ed ortogonali alla via Baldracca (prosecuzione orientale della via Lambertesca), che ha un andamento complessivo est-ovest. La viabilità e le strutture degli edifici ai lati della fognatura, traccia della strada medievale, sembrano essere speculari rispetto all’asse della stessa e adeguarsi, parzialmente e soprattutto ad ovest, alla morfologia del terreno e quindi alle curve di livello ricostruite sulla base dei dati acquisiti in occasione degli scavi archeologici fino allora eseguiti e di numerosi carotaggi geologici precedentemente effettuati nell’area a sud di piazza della Signoria.
Gli edifici rinvenuti nella parte nord-ovest del piazzale vengono successivamente demoliti: i livelli di abbandono e demolizione depositati sopra le volte delle cantine e in corrispondenza dei probabili vicoli posti tra gli isolati per rialzare il piano di campagna, sono costituiti da strati di riporto che hanno restituito materiale ceramico, tra i quali alcuni frammenti di maiolica arcaica, numerose scorie metalliche e resti ossei animali. Sulla base di una prima analisi del materiale recuperato, del quale tuttavia è ancora in corso l’inventariazione, si può ipotizzare che la demolizione possa essere collocata nella seconda metà del XIV secolo, probabilmente nell’ambito degli sventramenti necessari per la costruzione della Loggia dei Priori e/o della nuova Zecca.
Fine XIV secolo
Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento il dislivello tra le quote della piazza dei Priori, che rimangono costanti, e la viabilità presente a sud si assottiglia ulteriormente in conseguenza di una serie di interventi urbanistici che determinano una consistente crescita dei piani stradali.
Negli ultimi decenni del Trecento a seguito della costruzione della Loggia dei Priori (1376) viene abbattuta un’ampia porzione dell’isolato compreso tra il chiasso de’ Baroncelli e la chiesa di San Piero Scheraggio. Negli anni successivi inizia la costruzione dell’edificio della nuova Zecca, dalla Loggia a via Lambertesca, arretrando il fronte della facciata orientale rispetto alle costruzioni preesistenti (strutture e cantine già descritte) a filo con quello del lato corto della Loggia dei Priori. Della fondazione di fine Trecento della nuova Zecca è stato probabilmente rinvenuto un breve tratto, identificabile nella spessa muratura emersa in corrispondenza dello stipite meridionale del portone di accesso al cortile dei Portalettere e, poco più a sud, all’interno di uno scasso della fondazione eseguito per il passaggio di tubazioni, nello spessore della stessa, costituito da ben tre strutture affiancate.
Il diverso orientamento degli edifici preesistenti è chiaramente visibile con la sovrapposizione delle planimetrie della Zecca e delle strutture rinvenute. Le demolizioni della parte più avanzata verso la strada medievale degli edifici, forse in parte già utilizzati come zecca per il conio delle monete fiorentine, determinano la rasatura delle murature in corrispondenza con la quota di una delle pavimentazioni in cotto posta a m. 47,88 s.l.m., ma solo parzialmente conservata in seguito all’impianto di sottoservizi in epoche diverse. Gli ambienti, anche sotterranei, posti in corrispondenza del nuovo edificio della Zecca, sembrano essere almeno in parte riutilizzati ed inglobati all’interno del nuovo corpo di fabbrica, come dimostra l’esistenza sotto la Zecca di piccoli scantinati con le pareti con orientamento coerente con quello delle strutture rinvenute nei saggi eseguiti nel piazzale.
Le stratigrafie riferibili a questo periodo sono principalmente costituite da riempimenti con detriti che obliterano le cantine, le volte residue delle stesse e le rasature delle fondazioni: da tali riporti è stato recuperato materiale ceramico trecentesco.
Pertinente alla nuova Zecca è una scalinata monumentale che corre lungo la facciata: ne è stato portato in luce un tratto di circa venti metri a partire dall’angolo con l’attuale via Lambertesca. La scalinata risulta costituita da almeno quattro gradini (quello conservatosi più in alto è posto alla quota di m. 48,87 s.l.m.), ma è probabile che ve ne fosse almeno un altro posto a coronamento, ed era verosimilmente lunga quanto il nuovo corpo di fabbrica. I gradini sono costituiti da blocchi parallelepipedi ben squadrati e levigati, alcuni dei quali portano incisi dei segni, probabilmente riferibili alla fase di assemblaggio e posa in opera in cantiere: si notano inoltre due diverse tipologie di rifinitura da mettere in relazione all’impianto e a successivi interventi di restauro o più semplicemente al contemporaneo uso di diversi strumenti di lavorazione.
A sud la scalinata piegava ad angolo ottuso (circa 120 gradi) verso la via Lambertesca, mentre a nord non è stato possibile ad oggi verificare il raccordo con la pavimentazione stradale e con la Loggia dei Priori. La scalinata si attesta ad ovest, pressochè in corrispondenza col suo gradino superiore, ad una struttura di fondazione, poco profonda, individuata almeno per il tratto emerso per tutta la lunghezza della scala: questa struttura taglia o si imposta sopra le strutture delle cantine e delle fondazioni degli edifici preesistenti.
Alla base della scalinata della nuova Zecca è stato portato in luce un breve tratto di un lastricato relativo alla pavimentazione dello spazio antistante l’edificio. Il lastricato presenta una livelletta discendente da quota 48,13 a quota 47,97 s.l.m.: la livelletta, presumendo uno spessore del lastricato con la preparazione di 20-30 centimetri, appare non molto coerente con la quota della possibile copertura della fognatura precedente la fase vasariana, ipotizzabile, sulla base del possibile punto d’imposta della stessa rilevato a m. 47,70 s.l.m. sulla muratura delle spalle della fase intermedia della fognatura, intorno a 48,00 metri s.l.m..
XVI secolo
Due sono i grandi interventi urbanistici che interessano l’area nel corso del Cinquecento. Il primo, del 1546, è costituito dall’ampliamento della strada medievale con l’arretramento del fronte stradale orientale. Il secondo, di più ampio respiro, è quello legato al progetto vasariano per la realizzazione degli Uffizi. Nel corso delle varie campagne di scavo condotte all’interno del complesso monumentale sono emersi numerosi resti delle strutture demolite. Cantine e fondazioni individuate negli scantinati dell’ala di Levante degli Uffizi nella campagna di scavo 1998-2000 risultavano rasate e demolite, tuttavia all’interno di una cantina medievale, posta a ridosso del loggiato di levante e tagliata dalla fondazioni vasariane, i livelli di riempimento e abbandono giacevano direttamente a contatto con la pavimentazione in pietra, mentre, all’interno di un’altra cantina individuata più ad est e immediatamente a sud dell’asse della via Baldracca, i detriti delle demolizioni erano situati sopra due sedimenti alluvionali giacenti sul lastricato pavimentale. La presenza dei sedimenti alluvionali è stata confermata anche all’interno di una cantina parzialmente indagata nel 2005 sotto la Magliabechiana e in un’ulteriore cantina emersa in un vano sotterraneo sotto il lato orientale dell’ala di Levante, interessato dall’impianto di una fossa biologica nel corso del 2007.
Questa diversità della stratigrafia di abbandono delle cantine medievali potrebbe essere l’indizio di due interventi distinti di demolizione, riferibili alle due operazioni urbanistiche già citate. Un primo arretramento del fronte stradale dell’isolato posto di fronte alla Zecca risale, infatti, al 1546, mentre il secondo, un esteso e drastico abbattimento di edifici, è relativo all’impianto del corpo di fabbrica degli Uffizi, che ebbe inizio nel 1560 con le demolizioni a sud della chiesa di San Pier Scheraggio. Due grandi eventi alluvionali estivi si verificarono nel 1547 e nel 1557, esattamente all’interno dell’arco di anni che intercorrono tra i due eventi di demolizione. Si potrebbe argomentare, in attesa dei risultati di verifica legati allo studio dei materiali ceramici, che la demolizione degli edifici medievali individuati a ridosso del loggiato vasariano sia da riferire all’intervento voluto da Cosimo I nel 1546, per cui le cantine già riempite di detriti non avrebbero accolto l’acqua melmosa dell’esondazione del ’47, né tanto meno di quella del ‘57, mentre le cantine degli edifici posti più ad est, ancora in uso, sarebbero state invase dalle acque probabilmente nel corso di entrambe le alluvioni. La “belletta”, come i cronachisti dell’epoca indicano i sedimenti melmosi, non sarebbe stata comunque rimossa dai proprietari o dagli affittuari, giungendo intatta fino al momento degli espropri e delle demolizioni vasariane.
Nella seconda metà del Cinquecento il progetto della fabbrica degli Uffizi determina un’ulteriore riorganizzazione urbanistica dello spazio tra la chiesa, la Loggia e la Zecca, che da piccola piazza delimitata dagli edifici simboli della Repubblica, si trasforma in un lungo piazzale sul quale si affacciano i prospetti degli uffici della Signoria. I nuovi edifici cancellano quasi totalmente le preesistenze, inglobandone alcune porzioni in corrispondenza della chiesa di San Pier Scheraggio e della Zecca, mantenendo tuttavia in molti casi l’orientamento determinato dalle trasformazioni tre-quattrocentesche. Si può, infatti, osservare come le murature dell’ala di Ponente del complesso vasariano, più esterne rispetto al fronte che si affaccia sul piazzale, mantengano l’orientamento delle strutture emerse in fase di scavo, facendone ipotizzare, in più di un caso, una continuità d’uso e di reimpiego all’interno dell’edificio degli Uffizi.
Alla fase del cantiere per l’impianto degli Uffizi è riferibile il parziale interro della scalinata antistante la Zecca con la realizzazione di un piano di lavoro intermedio, costituito da materiale di disfacimento (per lo più detriti di laterizi) compattato, portato in luce in alcuni punti a ridosso dei gradini della preesistente scalinata.
La fognatura che percorreva l’asse della strada medievale viene riadattata con la creazione del piazzale, sopraelevandone un tratto e realizzando un pozzetto (d’ispezione o per convogliarci acque reflue), in coerenza con il nuovo lastricato in corrispondenza della quota attuale.
Prime conclusioni
Dai dati finora emersi nei saggi condotti nell’area del piazzale e dal confronto preliminare con i risultati delle altre campagne di scavo condotte nell’area nel corso dell’ultimo decennio, si può ipotizzare che tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo abbia luogo un primo importante intervento di riqualificazione urbana di quest’area, dettato dalla presenza di importanti monumenti della comunità fiorentina, la chiesa di San Pier Scheraggio e il primo nucleo di Palazzo Vecchio, e caratterizzato dallo sventramento di edifici soprattutto residenziali e di scarso prestigio per dar luogo all’edificazione dei nuovi complessi pubblici simboli del potere economico-politico della città., la Loggia dei Priori (1376-82) e la Zecca. Allo stesso programma di riassetto sembra si possa riferire anche l’abbattimento della navata sinistra della chiesa di San Pier Scheraggio, effettuato intorno al 1410 per allargare, raddoppiandone la carreggiata, la larghezza di via della Ninna, che confluiva nella citata piazzetta in corrispondenza del suo vertice nord-orientale. Si tratta verosimilmente dell’ultimo atto di riqualificazione dell’area in età repubblicana.
Questa riorganizzazione spaziale, definita in più tappe, appare legata al processo di sviluppo e di allargamento della piazza che, nel suo insieme, copre un arco cronologico di circa un secolo, ed in particolare allo spostamento del prospetto principale del palazzo dei Priori da nord ad ovest.
Le nuove architetture determinano un diverso assetto della viabilità attraverso la ridefinizione urbanistica in corrispondenza dell’angolo sud-orientale della piazza dei Priori. L’impianto della Loggia e della Zecca con l’arretramento del fronte stradale a filo del lato corto della Loggia creano una sorta di slargo o piazzetta davanti al sagrato del San Pier Scheraggio, determinando la rotazione di alcuni gradi in senso antiorario dell’asse del nuovo spazio rispetto al tratto nord della preesistente strada. Il nuovo asse longitudinale di questo spazio, ulteriormente corretto dall’allargamento della strada nel 1546, è verosimilmente un elemento urbanistico vincolante per il progetto vasariano, poiché il nuovo piazzale costituirà una sorta di prolungamento verso l’Arno di quello slargo originale.
Settembre 2008
Nota preliminare al 30-08-08
Paolo Lelli
L’area indagata
Lungo il lato occidentale del piazzale degli Uffizi, nella fascia compresa tra l’ingresso al cortile dei Portalettere e l’incrocio con via Lambertesca, sono stati eseguiti, a partire dal mese di ottobre del 2007, alcuni saggi stratigrafici finalizzati al completamento e al riordino dei sottoservizi esistenti.
Nell’ambito delle indagini svolte, peraltro ancora in corso, sono emerse le testimonianze relative a diverse ed importanti trasformazioni dell’area, cronologicamente riferibili ad un arco temporale compreso tra XIII e XVI secolo. La datazione delle singole fasi in cui si articolano le trasformazioni, delineate a grandi linee qui di seguito, sarà definita nei dettagli quando, a scavi ultimati, saranno completati l’inventariazione e lo studio dei materiali archeologici rinvenuti.
L’area in questione è posta immediatamente a sud del circuito murario romano di Florentia, tra l’Arno e la città, i cui antichi resti furono portati in luce durante gli scavi eseguiti tra gli anni ’70 e ’90 nell’adiacente piazza della Signoria.
I risultati delle indagini condotte tra il 2002 e il 2004, in corrispondenza della rampa Malchiodi e in alcuni scantinati dell’ala di Levante degli Uffizi, hanno confermato come questa zona sia caratterizzata da un notevole dislivello rispetto alle quote della città romana. Inoltre, sulla base dei dati emersi in alcuni saggi condotti a maggiore profondità nel corso di varie campagne, fino ai livelli sterili, si è potuto osservare come l’area occupata dal complesso vasariano non sia stata oggetto di interventi architettonici e urbanistici in epoca romana, forse per la vicinanza al bacino del porto fluviale, ma piuttosto di una frequentazione sporadica, caratterizzata da un utilizzo come discarica di materiale edile e come area cimiteriale, probabilmente in epoca
tardo-antica/altomedievale.
L’unica struttura romana presente nelle adiacenze è la muratura rinvenuta dal Bemporad nel 1964 sotto ai resti della primitiva chiesa di San Pier Scheraggio, riferibile, sulla base dei lacerti di affresco recuperati e staccati dal muro, ad una domus extra moenia del I secolo d.C. Il piano pavimentale pertinente alla struttura in questione doveva essere collocato ad una quota approssimata di m. 43,70 s.l.m., a circa tre metri di dislivello dai lastricati stradali rinvenuti in piazza della Signoria, posti a quota di m. 46,80-47,00 s.l.m. Analogamente a circa tre metri erano posti i piani pavimentali degli edifici romani di I secolo a. C. rinvenuti dal Maetzke più ad ovest, lungo via Por Santa Maria, nell’ambito delle indagini archeologiche condotte per la ricostruzione post-bellica: ma già in epoca imperiale, nel II secolo d. C., i pavimenti erano stati sopraelevati ad una quota di circa 44,30 – 45,00 metri s. l. m. a seguito di un esteso intervento di ricostruzione sopra una colmata di terreno di circa un metro e mezzo di spessore.
Intorno al XIII secolo il dislivello si mantiene pressoché costante tra i piani della città medievale, accresciutasi nel corso di secoli sopra gli edifici romani, e la zona depressa posta ad est, come risulta dagli scavi condotti sul retro dell’ala di Levante degli Uffizi e sotto l’edifico della Magliabechiana, dove i piani stradali dei vicoli emersi tra gli edifici riferibili alla fine del XIII secolo, sono posti intorno a m. 44,70-46,30 s.l.m., mentre il piano in cotto relativo alla pavimentazione di fine Duecento della piazza dei Priori, rinvenuto durante gli scavi di piazza della Signoria, era collocato a circa m. 49,20 s.l.m., mantenendo quindi i tre metri di dislivello.
La differenza di quota sembra invece assottigliarsi sensibilmente lungo l’asse nord-sud: dai tre metri di dislivello in epoca romana si passa a circa due metri alla fine del XIII secolo, come risulta dal confronto tra le quote della già citata pavimentazione in cotto della piazza con quella pari a m. 47,15 s.l.m. del selciato di un probabile vicolo individuato poco a nord della via Lambertesca (dobbiamo tuttavia considerare che ci mancano più precisi riferimenti delle quote romane in questo punto).
L’area è caratterizzata, quindi, da una forte crescita altimetrica che, procedendo a scatti, terminerà soltanto nella seconda metà del XVI secolo, raggiungendo gli attuali m. 49,50 s.l.m. della pavimentazione del piazzale.
Le stratigrafie finora scavate attestano questa crescita non continua ma funzionale alle principali trasformazioni urbanistiche dell’area storicamente attestate alla fine del XIV e durante il XVI secolo.
XIII – XIV secolo
Il contesto storico in cui si sviluppano l’urbanizzazione e le successive trasformazioni urbanistiche di quest’area è quello che va dall’ascesa della borghesia mercantile al potere (con i governi del Primo e del Secondo Popolo) fino all’affermazione del governo autoritario di Cosimo I. La città nel XIII secolo si espande rapidamente riempiendo gli spazi circostanti l’impianto urbico romano rimasto verosimilmente pressochè invariato, in quanto ad estensione, fino al primo ampliamento del circuito murario nella seconda metà del XII secolo. Il nuovo spazio urbano si rivelò ben presto insufficiente e inadeguato alla crescita economica e demografica della città, tanto da rendere necessario, dopo appena cento anni, un ulteriore ampliamento.
L’area degli Uffizi, è dapprima interessata dall’edificazione della fortificazione sul fiume nota come castello d’Altafronte, attestata a partire dall’XI secolo e sorta sopra un promontorio sull’Arno in corrispondenza dell’attuale edificio del Museo della Scienza. Alla fortificazione sembra pertinente anche la lunga e spessa struttura rinvenuta in più tratti in piazza del Grano e sotto il corpo di fabbrica della biblioteca Magliabechiana. Tale struttura, che ripercorre il tracciato di un preesistente argine, delimitava una zona adibita ad uso ortivo, attraversata nel XIII secolo da alcuni stradelli lungo i quali iniziarono a sorgere i primi edifici, che nella fase di massima urbanizzazione vengono edificati rapidamente uno di fianco all’altro, con profonde fondazioni impostate sui livelli di ghiaia posti alcuni metri sotto al piano di campagna.
A questo periodo sembrano riferibili anche le strutture emerse sotto il lastricato del piazzale degli Uffizi a ridosso della Zecca. Si tratta di muri in fondazione con orientamento ovest-nord/ovest – est-sud/est. Le murature, sono costituite da filari sovrapposti di bozze di pietraforte poste in opera con malta e appaiono relative a fondazioni di edifici e, in alcuni casi, anche ai muri perimetrali di cantine con volta a botte. Sono analoghe, per tecnica costruttiva e materiali impiegati, a quelle rinvenute nelle altre aree indagate in corrispondenza del complesso degli Uffizi.
Gli edifici nel loro insieme costituivano il fronte orientale di uno o più isolati posti lungo il lato ovest di un asse viario, peraltro non individuato, che passando davanti al sagrato della chiesa di San Piero Scheraggio conduceva in direzione sud-ovest verso l’Arno. All’interno dei saggi eseguiti non è stato individuato il suddetto fronte stradale, verosimilmente situato in parte più ad est all’interno del piazzale in un’area non oggetto di indagini ed esterna al cantiere e in parte sotto alle successive strutture della scalinata della Zecca. Tuttavia il muro perimetrale orientale degli edifici in questione è certamente posto non oltre la conduttura idraulica con asse nord-nord/ovest - sud-sud/est emersa per un lungo tratto presso il margine sud-orientale dell’area indagata. La fognatura era verosimilmente collocata lungo l’asse della strada medievale preesistente, e costituisce ad oggi l’unico elemento archeologico che ci consente di affermare l’esistenza dell’asse viario tra la piazzetta antistante la chiesa di San Pier Scheraggio e l’Arno, prima della realizzazione nel 1546 della strada nuova (in realtà ampliamento della strada già esistente), per volere di Cosimo I.
La conduttura, alta circa 1,60 m. e quindi praticabile, è costituita da due spallette in muratura, da un fondo in laterizi e da una copertura a volta sempre in laterizi: presenta una livelletta con lieve pendenza da nord verso sud. Ad una prima analisi delle stratigrafie murarie appare chiaro come sia il frutto di almeno tre interventi edilizi, tutti di difficile datazione dato che la stessa è rimasta in uso per più secoli, sicuramente fin dopo l’impianto del piazzale degli Uffizi, al quale sembra riferibile l’ultima ristrutturazione. Appare plausibile ipotizzare che la fase più antica della conduttura sia da collocare in un periodo successivo all’urbanizzazione di XIII secolo, quando la strada era già stata tracciata ed edificata lungo i lati.
In due zone all’interno dell’area fino ad oggi indagata nel piazzale degli Uffizi sono state individuate le possibili tracce di vicoli trasversali alla citata strada medievale. Le ipotesi qui esposte prendono in considerazione anche lunghi tratti o porzioni di murature esistenti all’interno del complesso degli Uffizi, per cui dovranno essere verificate sulla base dei dati derivanti dalla lettura delle stratigrafie murarie degli elevati.
La prima zona è posta subito a monte della struttura in fondazione emersa in prossimità del portone d’ingresso al cortile dei Portalettere: la struttura è realizzata in bozze rettangolari poste in opera in corsi regolari. Ad essa si appoggiavano una serie di strati di riporto relativi alla fase di abbandono e demolizione. In corrispondenza della risega di fondazione, posta a metri 47,00 s.l.m. non erano presenti tracce di un selciato o di un piano di calpestio, mentre la stratigrafia tagliata dalla fossa di fondazione risultava costituita da livelli a matrice limo-argillosa con una percentuale di inclusioni assai inferiore rispetto ai livelli sovrastanti. La struttura, che ha orientamento nord/ovest – sud/est, è tuttavia collocata in asse con i muri perimetrali degli edifici del lato sud del cortile dei Portalettere, sul prolungamento dei quali, oltre il chiasso de’ Baroncelli è presente il lato meridionale di un vicolo cieco: potrebbe quindi trattarsi di una porzione del tratto orientale del fronte sud di un vicolo. Al fronte nord dello stesso vicolo potrebbero invece appartenere alcune delle fondazioni emerse nell’ambito di saggi (saggio A) effettuati all’interno del già citato cortile.
Nella seconda zona è stato rinvenuto un breve tratto di un vicolo posto tra gli edifici a circa diciotto metri dall’angolo della via Lambertesca, in corrispondenza di un arco di scarico in mattoni presente nella fondazione dell’edificio della Zecca. Tale arco (l’unico ad oggi individuato lungo tutto il tratto di fondazione portato in luce) scavalca una canalizzazione proveniente dall’interno della Zecca, a sua volta impostata sopra i resti di una preesistente canaletta, il cui fondo appare proprio costituito dal piano di calpestio del vicolo, posto ad una quota di m. 47,15 s.l.m. Anche in questo caso il prolungamento ideale verso ovest delle strutture che delimitano il presunto vicolo può essere collegato a murature esistenti all’interno del complesso degli Uffizi, in parte corrispondenti al lato nord del salone delle Poste Reali.
L’orientamento delle strutture emerse nel piazzale e dei presunti vicoli appare sostanzialmente diverso da quello delle fondazioni e delle cantine degli edifici rinvenuti nel corso delle indagini condotte tra il 1998 e il 2004 sotto l’ala di Levante e ai lati della retrostante rampa Malchiodi. Qui, infatti, le murature presentano gli assi paralleli ed ortogonali alla via Baldracca (prosecuzione orientale della via Lambertesca), che ha un andamento complessivo est-ovest. La viabilità e le strutture degli edifici ai lati della fognatura, traccia della strada medievale, sembrano essere speculari rispetto all’asse della stessa e adeguarsi, parzialmente e soprattutto ad ovest, alla morfologia del terreno e quindi alle curve di livello ricostruite sulla base dei dati acquisiti in occasione degli scavi archeologici fino allora eseguiti e di numerosi carotaggi geologici precedentemente effettuati nell’area a sud di piazza della Signoria.
Gli edifici rinvenuti nella parte nord-ovest del piazzale vengono successivamente demoliti: i livelli di abbandono e demolizione depositati sopra le volte delle cantine e in corrispondenza dei probabili vicoli posti tra gli isolati per rialzare il piano di campagna, sono costituiti da strati di riporto che hanno restituito materiale ceramico, tra i quali alcuni frammenti di maiolica arcaica, numerose scorie metalliche e resti ossei animali. Sulla base di una prima analisi del materiale recuperato, del quale tuttavia è ancora in corso l’inventariazione, si può ipotizzare che la demolizione possa essere collocata nella seconda metà del XIV secolo, probabilmente nell’ambito degli sventramenti necessari per la costruzione della Loggia dei Priori e/o della nuova Zecca.
Fine XIV secolo
Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento il dislivello tra le quote della piazza dei Priori, che rimangono costanti, e la viabilità presente a sud si assottiglia ulteriormente in conseguenza di una serie di interventi urbanistici che determinano una consistente crescita dei piani stradali.
Negli ultimi decenni del Trecento a seguito della costruzione della Loggia dei Priori (1376) viene abbattuta un’ampia porzione dell’isolato compreso tra il chiasso de’ Baroncelli e la chiesa di San Piero Scheraggio. Negli anni successivi inizia la costruzione dell’edificio della nuova Zecca, dalla Loggia a via Lambertesca, arretrando il fronte della facciata orientale rispetto alle costruzioni preesistenti (strutture e cantine già descritte) a filo con quello del lato corto della Loggia dei Priori. Della fondazione di fine Trecento della nuova Zecca è stato probabilmente rinvenuto un breve tratto, identificabile nella spessa muratura emersa in corrispondenza dello stipite meridionale del portone di accesso al cortile dei Portalettere e, poco più a sud, all’interno di uno scasso della fondazione eseguito per il passaggio di tubazioni, nello spessore della stessa, costituito da ben tre strutture affiancate.
Il diverso orientamento degli edifici preesistenti è chiaramente visibile con la sovrapposizione delle planimetrie della Zecca e delle strutture rinvenute. Le demolizioni della parte più avanzata verso la strada medievale degli edifici, forse in parte già utilizzati come zecca per il conio delle monete fiorentine, determinano la rasatura delle murature in corrispondenza con la quota di una delle pavimentazioni in cotto posta a m. 47,88 s.l.m., ma solo parzialmente conservata in seguito all’impianto di sottoservizi in epoche diverse. Gli ambienti, anche sotterranei, posti in corrispondenza del nuovo edificio della Zecca, sembrano essere almeno in parte riutilizzati ed inglobati all’interno del nuovo corpo di fabbrica, come dimostra l’esistenza sotto la Zecca di piccoli scantinati con le pareti con orientamento coerente con quello delle strutture rinvenute nei saggi eseguiti nel piazzale.
Le stratigrafie riferibili a questo periodo sono principalmente costituite da riempimenti con detriti che obliterano le cantine, le volte residue delle stesse e le rasature delle fondazioni: da tali riporti è stato recuperato materiale ceramico trecentesco.
Pertinente alla nuova Zecca è una scalinata monumentale che corre lungo la facciata: ne è stato portato in luce un tratto di circa venti metri a partire dall’angolo con l’attuale via Lambertesca. La scalinata risulta costituita da almeno quattro gradini (quello conservatosi più in alto è posto alla quota di m. 48,87 s.l.m.), ma è probabile che ve ne fosse almeno un altro posto a coronamento, ed era verosimilmente lunga quanto il nuovo corpo di fabbrica. I gradini sono costituiti da blocchi parallelepipedi ben squadrati e levigati, alcuni dei quali portano incisi dei segni, probabilmente riferibili alla fase di assemblaggio e posa in opera in cantiere: si notano inoltre due diverse tipologie di rifinitura da mettere in relazione all’impianto e a successivi interventi di restauro o più semplicemente al contemporaneo uso di diversi strumenti di lavorazione.
A sud la scalinata piegava ad angolo ottuso (circa 120 gradi) verso la via Lambertesca, mentre a nord non è stato possibile ad oggi verificare il raccordo con la pavimentazione stradale e con la Loggia dei Priori. La scalinata si attesta ad ovest, pressochè in corrispondenza col suo gradino superiore, ad una struttura di fondazione, poco profonda, individuata almeno per il tratto emerso per tutta la lunghezza della scala: questa struttura taglia o si imposta sopra le strutture delle cantine e delle fondazioni degli edifici preesistenti.
Alla base della scalinata della nuova Zecca è stato portato in luce un breve tratto di un lastricato relativo alla pavimentazione dello spazio antistante l’edificio. Il lastricato presenta una livelletta discendente da quota 48,13 a quota 47,97 s.l.m.: la livelletta, presumendo uno spessore del lastricato con la preparazione di 20-30 centimetri, appare non molto coerente con la quota della possibile copertura della fognatura precedente la fase vasariana, ipotizzabile, sulla base del possibile punto d’imposta della stessa rilevato a m. 47,70 s.l.m. sulla muratura delle spalle della fase intermedia della fognatura, intorno a 48,00 metri s.l.m..
XVI secolo
Due sono i grandi interventi urbanistici che interessano l’area nel corso del Cinquecento. Il primo, del 1546, è costituito dall’ampliamento della strada medievale con l’arretramento del fronte stradale orientale. Il secondo, di più ampio respiro, è quello legato al progetto vasariano per la realizzazione degli Uffizi. Nel corso delle varie campagne di scavo condotte all’interno del complesso monumentale sono emersi numerosi resti delle strutture demolite. Cantine e fondazioni individuate negli scantinati dell’ala di Levante degli Uffizi nella campagna di scavo 1998-2000 risultavano rasate e demolite, tuttavia all’interno di una cantina medievale, posta a ridosso del loggiato di levante e tagliata dalla fondazioni vasariane, i livelli di riempimento e abbandono giacevano direttamente a contatto con la pavimentazione in pietra, mentre, all’interno di un’altra cantina individuata più ad est e immediatamente a sud dell’asse della via Baldracca, i detriti delle demolizioni erano situati sopra due sedimenti alluvionali giacenti sul lastricato pavimentale. La presenza dei sedimenti alluvionali è stata confermata anche all’interno di una cantina parzialmente indagata nel 2005 sotto la Magliabechiana e in un’ulteriore cantina emersa in un vano sotterraneo sotto il lato orientale dell’ala di Levante, interessato dall’impianto di una fossa biologica nel corso del 2007.
Questa diversità della stratigrafia di abbandono delle cantine medievali potrebbe essere l’indizio di due interventi distinti di demolizione, riferibili alle due operazioni urbanistiche già citate. Un primo arretramento del fronte stradale dell’isolato posto di fronte alla Zecca risale, infatti, al 1546, mentre il secondo, un esteso e drastico abbattimento di edifici, è relativo all’impianto del corpo di fabbrica degli Uffizi, che ebbe inizio nel 1560 con le demolizioni a sud della chiesa di San Pier Scheraggio. Due grandi eventi alluvionali estivi si verificarono nel 1547 e nel 1557, esattamente all’interno dell’arco di anni che intercorrono tra i due eventi di demolizione. Si potrebbe argomentare, in attesa dei risultati di verifica legati allo studio dei materiali ceramici, che la demolizione degli edifici medievali individuati a ridosso del loggiato vasariano sia da riferire all’intervento voluto da Cosimo I nel 1546, per cui le cantine già riempite di detriti non avrebbero accolto l’acqua melmosa dell’esondazione del ’47, né tanto meno di quella del ‘57, mentre le cantine degli edifici posti più ad est, ancora in uso, sarebbero state invase dalle acque probabilmente nel corso di entrambe le alluvioni. La “belletta”, come i cronachisti dell’epoca indicano i sedimenti melmosi, non sarebbe stata comunque rimossa dai proprietari o dagli affittuari, giungendo intatta fino al momento degli espropri e delle demolizioni vasariane.
Nella seconda metà del Cinquecento il progetto della fabbrica degli Uffizi determina un’ulteriore riorganizzazione urbanistica dello spazio tra la chiesa, la Loggia e la Zecca, che da piccola piazza delimitata dagli edifici simboli della Repubblica, si trasforma in un lungo piazzale sul quale si affacciano i prospetti degli uffici della Signoria. I nuovi edifici cancellano quasi totalmente le preesistenze, inglobandone alcune porzioni in corrispondenza della chiesa di San Pier Scheraggio e della Zecca, mantenendo tuttavia in molti casi l’orientamento determinato dalle trasformazioni tre-quattrocentesche. Si può, infatti, osservare come le murature dell’ala di Ponente del complesso vasariano, più esterne rispetto al fronte che si affaccia sul piazzale, mantengano l’orientamento delle strutture emerse in fase di scavo, facendone ipotizzare, in più di un caso, una continuità d’uso e di reimpiego all’interno dell’edificio degli Uffizi.
Alla fase del cantiere per l’impianto degli Uffizi è riferibile il parziale interro della scalinata antistante la Zecca con la realizzazione di un piano di lavoro intermedio, costituito da materiale di disfacimento (per lo più detriti di laterizi) compattato, portato in luce in alcuni punti a ridosso dei gradini della preesistente scalinata.
La fognatura che percorreva l’asse della strada medievale viene riadattata con la creazione del piazzale, sopraelevandone un tratto e realizzando un pozzetto (d’ispezione o per convogliarci acque reflue), in coerenza con il nuovo lastricato in corrispondenza della quota attuale.
Prime conclusioni
Dai dati finora emersi nei saggi condotti nell’area del piazzale e dal confronto preliminare con i risultati delle altre campagne di scavo condotte nell’area nel corso dell’ultimo decennio, si può ipotizzare che tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo abbia luogo un primo importante intervento di riqualificazione urbana di quest’area, dettato dalla presenza di importanti monumenti della comunità fiorentina, la chiesa di San Pier Scheraggio e il primo nucleo di Palazzo Vecchio, e caratterizzato dallo sventramento di edifici soprattutto residenziali e di scarso prestigio per dar luogo all’edificazione dei nuovi complessi pubblici simboli del potere economico-politico della città., la Loggia dei Priori (1376-82) e la Zecca. Allo stesso programma di riassetto sembra si possa riferire anche l’abbattimento della navata sinistra della chiesa di San Pier Scheraggio, effettuato intorno al 1410 per allargare, raddoppiandone la carreggiata, la larghezza di via della Ninna, che confluiva nella citata piazzetta in corrispondenza del suo vertice nord-orientale. Si tratta verosimilmente dell’ultimo atto di riqualificazione dell’area in età repubblicana.
Questa riorganizzazione spaziale, definita in più tappe, appare legata al processo di sviluppo e di allargamento della piazza che, nel suo insieme, copre un arco cronologico di circa un secolo, ed in particolare allo spostamento del prospetto principale del palazzo dei Priori da nord ad ovest.
Le nuove architetture determinano un diverso assetto della viabilità attraverso la ridefinizione urbanistica in corrispondenza dell’angolo sud-orientale della piazza dei Priori. L’impianto della Loggia e della Zecca con l’arretramento del fronte stradale a filo del lato corto della Loggia creano una sorta di slargo o piazzetta davanti al sagrato del San Pier Scheraggio, determinando la rotazione di alcuni gradi in senso antiorario dell’asse del nuovo spazio rispetto al tratto nord della preesistente strada. Il nuovo asse longitudinale di questo spazio, ulteriormente corretto dall’allargamento della strada nel 1546, è verosimilmente un elemento urbanistico vincolante per il progetto vasariano, poiché il nuovo piazzale costituirà una sorta di prolungamento verso l’Arno di quello slargo originale.
Settembre 2008
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