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Cosa sono i Nuovi Uffizi


Il grande cantiere che oggi appare a chi visita il Museo degli Uffizi è il risultato finale di un  lungo processo di elaborazione e studio che prende le mosse fin dall’immediato dopoguerra quando, trovandosi Firenze a dover fare i conti con la ricostruzione del centro della città, si ebbero le prime iniziative per rendere nuovamente agibile e funzionale la galleria.

L’ammodernamento degli Uffizi si presenta subito come una grande occasione di sviluppo per l’intera città e già a metà degli anni cinquanta si illustrano programmi dettagliati per la definitiva sistemazione del complesso.

Ben presto prende corpo l’idea di una organizzazione spaziale della galleria che non si limiti ad un nuovo allestimento museale ma tenda ad un intervento che abbracci l’intero fabbricato: siamo nel 1965 e il progetto prende il nome di Grandi Uffizi.

Esso prevedeva l’estensione della galleria a tutti i piani dell’edificio vasariano grazie al trasferimento in altra sede dell’Archivio di Stato (che dal tempo di Firenze capitale occupava i due terzi del fabbricato) e l’utilizzo della Biblioteca Magliabechiana e della Casa dei Veliti.

L’idea-guida del progetto era il recupero del rapporto primitivo fra spazi interni ed esterni, tra il piazzale e il fabbricato, ovvero il rapporto che si era alterato al momento in cui erano cessate le funzioni delle antiche magistrature, con gli ambienti del piano terra chiusi e trasformati in magazzini per l’archivio e lo stesso piazzale degradato a parcheggio.

L’alluvione del 1966 mutò le priorità, i Grandi Uffizi subirono una battuta di arresto in favore di lavori essenzialmente conservativi delle strutture, opere necessarie alla vita stessa della galleria. Si può dire che la prima opera ad essere realizzata in coerenza con la visione progettuale dei Grandi Uffizi, e quindi di una rinnovata concezione del percorso museale, fu quella della seconda scala (ultimata dal soprintendente Bemporad nel 1967), che permise un percorso di visita continuo, evitando ai visitatori di tornare sui propri passi in un percorso inverso fino all’ingresso.

Il problema di una seconda scala era di vecchia data: esistono progetti settecenteschi di scaloni nuovi per il braccio di ponente. In questo caso si giunse alla soluzione del problema riadattando e restaurando un’antica scala che faceva parte della redazione buontalentiana.

Negli anni ottanta si lavora alla realizzazione dell’ingresso da piazza Castellani, inteso come prima fase del progetto Grandi Uffizi, proprio mentre si avviano i lavori di trasferimento dell’Archivio di Stato alla nuova sede di piazza Beccaria; a questo punto però le esigenze di Firenze, e soprattutto del suo centro storico, sono mutate. L’afflusso di turisti non avviene più nei modi conosciuti negli anni Settanta, una tumultuosa crescita che sembrava non doversi fermare mai ma assume una forma più organizzata. Il progetto viene rivisto e perfezionato, rimodulandosi non solo nell’intervento architettonico, ma anche nel nome: i Grandi Uffizi divengono i Nuovi Uffizi.

Nel 1995 una commissione di nomina ministeriale composta dai Soprintendenti fiorentini, dal Direttore del Museo e da autorevoli studiosi e storici dell’arte, rimasta in carica quattro anni, produce l’atto di indirizzo dell’ottobre del 1999 con il quale si modella la filosofia del futuro allestimento:

“gli Uffizi testimoniano la grande arte d’Italia e dell’Occidente fino all’inizio del XVII. I secoli successivi sono rappresentati ad un livello minore, in forma parziale ed episodica, Ne consegue che sia impossibilie realizzare con i Nuovi Uffizi una antologia sistematica e coerente della grande Arte d’Italia e d’Europa da Cimabue a Burri. Sembra dunque opportuno utilizzare il primo piano del complesso vasariano per esporre i dipinti ora in gran parte conservati nel Corridoio Vasariano e nei depositi. L’assetto finale apparirà diviso tra la galleria storica come testimonianza del collezionismo mediceo e una seconda galleria ad attestare una stagione artistica affascinante ma minore”.